Tartaro dentale visibile sui denti inferiori vicino al margine gengivale
Settembre 1, 2026

Tartaro dentale: perché si forma e come eliminarlo

Scopri perché si forma il tartaro dentale, come prevenirlo e quando è necessario eliminarlo con l’igiene professionale.

Tartaro dentale: perché si forma e come si elimina

Iniziamo subito con le presentazioni: il tartaro dentale è placca batterica che, non essendo stata rimossa, si mineralizza e aderisce alla superficie dei denti. A differenza della placca, quando il tartaro si è formato non può essere eliminato efficacemente con spazzolino, filo interdentale o collutorio: per rimuoverlo è necessario l’intervento di un professionista che con strumenti adatti e tecniche specifiche è in grado di rimuoverlo con la procedura che conosciamo come seduta di igiene dentale professionale.

Questa è la risposta più semplice alla domanda del nostro articolo. Ma capire perché si forma il tartaro dentale è ancora più importante, perché permette di limitarne l’accumulo e soprattutto di riconoscere in tempo segnali come gengive gonfie, gengive infiammate o sanguinamento.

Cos’è il tartaro dentale e che differenza c’è con la placca?

Placca e tartaro hanno la stessa origine… ma non sono la stessa cosa.

La placca è un biofilm morbido formato principalmente da batteri vivi, attivi ed in fase riproduttiva, che aderisce continuamente alla superficie dei denti e lungo il margine gengivale. Se viene rimossa regolarmente attraverso una corretta igiene orale, si riduce la possibilità che mineralizzi. Se invece rimane sulle superfici dentali, i sali minerali presenti nella saliva possono progressivamente trasformarla in un deposito duro: il tartaro.

Ed è proprio questo passaggio a fare la differenza: la placca può essere rimossa a casa, mentre il tartaro ormai mineralizzato no.

La superficie ruvida del deposito può inoltre facilitare l’adesione di nuova placca e rendere più difficile mantenere pulita la zona, soprattutto vicino alla gengiva.

Non tutti accumulano tartaro nello stesso modo. Contano la qualità dell’igiene orale, la composizione della saliva, l’allineamento e l’occlusione dei denti, la presenza di zone difficili da raggiungere con lo spazzolino ed altre caratteristiche individuali.

È frequente, per esempio, osservarlo dietro gli incisivi inferiori e vicino ai molari superiori, aree vicine agli sbocchi delle ghiandole salivari principali.

Perché si forma il tartaro sui denti?

Il processo parte quasi sempre dalla permanenza della placca.

Ogni giorno i batteri presenti nella bocca formano un biofilm sulle superfici dentali. Se questo non viene rimosso correttamente può progressivamente mineralizzarsi.

Anche l’alimentazione ha un ruolo nella salute della bocca. Mangiare frequentemente alimenti e bevande ricchi di zucchero favorisce l’attività della placca batterica e aumenta soprattutto il rischio di carie, ma è importante non fare confusione: lo zucchero non si trasforma direttamente in tartaro.

Il tartaro dentale nasce dalla mineralizzazione della placca che rimane aderente ai denti.

Questo spiega anche perché una persona può produrre molto tartaro pur mangiando pochi dolci, mentre un’altra può accumularne meno. Il punto centrale è quanto efficacemente viene eliminata la placca e quanto facilmente questa tende a mineralizzarsi.

Tartaro sopra e sotto la gengiva: qual è la differenza?

Non tutto il tartaro è uguale. Possiamo distinguere principalmente tra tartaro sopragengivale e tartaro sottogengivale.

Il primo si trova al di sopra del margine gengivale ed è spesso visibile come un deposito biancastro, giallo o più scuro aderente al dente.

Il tartaro sottogengivale, invece, si trova sotto il margine della gengiva e può aderire alla superficie della radice. Proprio perché è nascosto, potresti non accorgerti della sua presenza semplicemente guardandoti allo specchio.

Generalmente presenta una colorazione più scura e, nei pazienti con malattia parodontale, arriva ad essere presente all’interno delle tasche che si formano tra dente e gengiva. In queste situazioni è necessaria una valutazione professionale per stabilire profondità del problema e trattamento più adeguato.

Tartaro, infiammazione gengivale e sanguinamento: quali segnali osservare?

Il tartaro non è soltanto un problema estetico.

La sua presenza vicino alla gengiva rende più difficile controllare la placca batterica, che rappresenta uno dei principali fattori coinvolti nell’infiammazione gengivale.

Tra i segnali che meritano attenzione troviamo:

  • gengive gonfie o arrossate;
  • gengive infiammate e più sensibili;
  • sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento o l’utilizzo del filo;
  • alito cattivo persistente;
  • gengive ritirate, con una maggiore porzione del dente visibile;
  • sensibilità dentale;
  • nei quadri più avanzati, mobilità dei denti.

Se sei arrivato qui perché hai una infiammazione gengivale o hai notato sanguinamenti alle gengive probabilmente ti interessa capire se ciò che vedi durante lo spazzolamento sia normale.

Una gengiva sana, però, non dovrebbe sanguinare abitualmente. Il sanguinamento può essere uno dei primi segnali della gengivite e merita attenzione soprattutto quando continua nel tempo.

Le recessioni gengivali richiedono invece una precisazione: vedere le gengive più basse non significa automaticamente avere molto tartaro. Le recessioni possono avere cause differenti e solo una valutazione odontoiatrica può stabilire l’origine del problema.

Tartaro e piorrea: c’è un collegamento?

La piorrea è il termine con cui ancora oggi molte persone indicano la parodontite, cioè una malattia che interessa i tessuti che sostengono i denti.

La parodontite non nasce semplicemente perché “c’è tartaro”. Il processo è più complesso e coinvolge l’accumulo persistente di biofilm batterico, le abitudini quotidiane e la risposta infiammatoria dell’organismo.

Il tartaro, però, crea una superficie sulla quale la placca può continuare ad accumularsi con ancora maggiore facilità e più rapidamente e rende più difficile mantenere pulita la zona. Se l’infiammazione non viene controllata, in alcuni pazienti la gengivite può evolvere in una malattia parodontale più importante.

Se vuoi approfondire cosa succede quando l’infiammazione interessa i tessuti che sostengono i denti, abbiamo dedicato un articolo specifico a “Cos’è la piorrea e come si cura”.

Come raschiare il tartaro a casa? Meglio non farlo

Se hai pensato di prendere la scorciatoia e hai cercato vari modi fantasiosi su come raschiare il tartaro da soli utilizzando strumenti acquistati online o oggetti appuntiti…

La risposta di CARES è semplice: non farlo.

Cercare di staccare un deposito mineralizzato senza visibilità, tecnica e strumenti adeguati può, nella migliore delle ipotesi, ferire la gengiva, provocare sanguinamento o danneggiare le superfici dentali.

Inoltre, eliminare un piccolo deposito visibile non significa aver pulito correttamente tutta la bocca. Il problema più importante potrebbe trovarsi proprio nelle aree che non riesci a vedere e che prenderanno il sopravvento.

Esiste un colluttorio sciogli tartaro?

No. Un vero colluttorio sciogli tartaro capace di dissolvere il deposito già mineralizzato non può sostituire la pulizia professionale.

Alcuni collutori possono essere consigliati dal dentista o dall’igienista in determinate situazioni per contribuire al controllo della placca, ma il loro compito non è staccare il tartaro già aderente al dente.

Anche i prodotti definiti “antitartaro” devono essere considerati soprattutto strumenti di prevenzione, per rallentare la velocità di formazione del tartaro, e non una soluzione per eliminare depositi già presenti.

Spazzolino, pulizia interdentale ed una periodica seduta di igiene professionale rimangono quindi fondamentali.

Come prevenire il tartaro dentale ogni giorno?

L’obiettivo dell’igiene a casa non è eliminare il tartaro già formato, ma rimuovere la placca prima che possa mineralizzarsi.

Per farlo servono poche abitudini, ma devono essere eseguite bene:

  1. Lavare i denti almeno due volte al giorno con un dentifricio al fluoro.
  2. Dedicare circa due minuti allo spazzolamento.
  3. Raggiungere tutte le superfici dentali, senza dimenticare il margine gengivale.
  4. Pulire ogni giorno gli spazi tra i denti utilizzando filo interdentale o scovolini adatti.
  5. Limitare la frequenza di cibi e bevande ricchi di zuccheri.
  6. Effettuare controlli odontoiatrici e sedute di igiene secondo la frequenza indicata dal professionista.

Le principali raccomandazioni internazionali indicano lo spazzolamento due volte al giorno e la pulizia quotidiana degli spazi interdentali come base dell’igiene orale.

Se ti chiedi come lavare i denti, ricorda però che la tecnica conta almeno quanto la frequenza.

Uno spazzolamento molto veloce, anche ripetuto più volte durante la giornata, può lasciare placca negli spazi interdentali e vicino alle gengive.

E alla domanda quante volte lavare i denti, per la maggior parte delle persone la raccomandazione di base è due volte al giorno, associando ogni giorno anche la pulizia degli spazi tra un dente e l’altro.

Come eliminare il tartaro dai denti?

Se ti stai chiedendo come eliminare tartaro denti già mineralizzato, la risposta è molto chiara: non può essere rimosso in modo sicuro attraverso la normale igiene domiciliare, ed è meglio non cercare di rimuoverlo artigianalmente con rimedi casalinghi.

Per rimuovere tartaro aderente ai denti sono necessari strumenti professionali.

Durante una seduta di igiene l’igienista dentale può utilizzare strumenti a ultrasuoni e strumenti manuali per disgregare ed eliminare i depositi presenti sulle superfici dentali. Quando il problema interessa zone al di sotto della gengiva, il trattamento viene adattato alla situazione parodontale specifica.

La rimozione tartaro, o ablazione del tartaro quando viene eseguita correttamente da un professionista, non consuma lo smalto. Se sono presenti forte infiammazione, molta sensibilità o importanti accumuli, la seduta può risultare più fastidiosa e il trattamento viene adattato alle condizioni della bocca.

Per capire come la pulizia professionale si inserisce in un percorso di prevenzione e mantenimento, puoi approfondire anche “Igiene dentale CARES: denti sani e impianti garantiti”.

Il tartaro torna dopo la pulizia?

Sì, il tartaro può riformarsi.

La placca batterica, infatti, torna continuamente a depositarsi sulle superfici dentali. Ciò che cambia da persona a persona è la velocità con cui si accumula e mineralizza.

Per questo non esiste un intervallo identico tra una seduta di igiene dentale e l’altra valido per tutti.

Una persona con precedenti problemi parodontali, molto tartaro sottogengivale o difficoltà nell’igiene domiciliare può avere bisogno di controlli più ravvicinati rispetto a una persona con gengive sane e poco accumulo.

L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente “fare la pulizia ogni sei mesi”, ma stabilire un programma di mantenimento coerente con la situazione reale della bocca.

Tartaro dentale: intervenire prima che il problema diventi evidente

Aspettare di vedere grossi depositi sui denti non è il modo migliore per occuparsi della propria salute orale.

Il tartaro dentale è il risultato di un processo che comincia molto prima, quando la placca resta sulle superfici dentali e progressivamente si mineralizza.

Una buona igiene quotidiana può limitarne la formazione. Quando invece il tartaro è già presente, il passaggio corretto è una valutazione professionale e, quando indicato, la sua rimozione.

Soprattutto, il controllo non riguarda soltanto il colore o la pulizia dei denti.

Se compaiono sanguinamento, gengive gonfie, recessioni, alito cattivo persistente o depositi duri vicino alla gengiva, una visita permette di capire se siamo davanti a un semplice accumulo di tartaro o se è necessario approfondire anche lo stato di salute del parodonto.

Tenere sotto controllo il tartaro significa quindi fare qualcosa di molto più importante di avere denti apparentemente più puliti: significa proteggere nel tempo denti, gengive e stabilità del sorriso.

FAQ – Tartaro dentale a Cagliari, Uta e nel Sud Sardegna

Dove posso fare la rimozione del tartaro vicino a Cagliari?

CARES Odontoiatria si trova a Uta, nell’area metropolitana di Cagliari. Prima e durante la seduta vengono valutati quantità e posizione dei depositi e lo stato delle gengive, in modo da capire se sia sufficiente una normale igiene professionale o se siano necessari ulteriori approfondimenti.

Ogni quanto devo fare l’igiene dentale a Uta o Cagliari?

Non esiste una frequenza corretta per tutti. Dipende dalla velocità con cui accumuli placca e tartaro, dalla salute delle gengive, dalla presenza di gengivite o parodontite e dall’efficacia dell’igiene a casa. Dopo la valutazione, dentista e igienista possono indicare il richiamo più adatto alla tua situazione.

Ho gengive gonfie e sanguinanti: basta eliminare il tartaro dentale?

Non sempre. La rimozione del tartaro può essere una parte importante del trattamento, ma gonfiore e sanguinamento devono essere valutati per capire se è presente una gengivite oppure una condizione parodontale. Per questo una seduta di pulizia non dovrebbe sostituire la diagnosi quando sono presenti sintomi gengivali persistenti.

Come posso capire se ho tartaro sottogengivale?

Il tartaro sottogengivale può non essere visibile direttamente. Sanguinamento, alito cattivo persistente, recessioni o tasche gengivali possono accompagnare un problema parodontale, ma non permettono di fare una diagnosi da soli. Se vivi a Uta, Cagliari o nel Sud Sardegna, una visita odontoiatrica da CARES Odontoiatria ti permetterà di conoscere lo stato di salute della tua bocca e l’eventuale presenza di tartaro anche nelle aree che non puoi vedere allo specchio.

Posso eliminare il tartaro dentale a casa prima di prenotare una pulizia?

No. A casa puoi rimuovere la placca e ridurre la possibilità che si trasformi in nuovo tartaro, ma non è consigliabile tentare di staccare un deposito già mineralizzato con strumenti o rimedi fai-da-te. Quando è duro e aderente, la soluzione corretta è la rimozione professionale, quindi chiamaci e prenota la tua Prima Visita!

Autore

  • Dott. Marco D. Cardaropoli

    Il Dott. Marco Domenico Cardaropoli è odontoiatra, laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli Studi di Cagliari. Ha maturato una significativa esperienza in ambito endodontico e conservativo, svolgendo per diversi anni il ruolo di Istruttore Clinico presso il Master di II livello in Endodonzia Clinica dell’Università di Cagliari. Dal 2017 al 2019 è stato inoltre Docente a contratto di Conservativa presso lo stesso Master.

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